Cosa ho imparato questa domenica

Posted by – 13 novembre 2011

E anche questo weekend sembra volgere al termine.

Per fortuna il mio tempo libero l’ho occupato nel migliore dei modi.

Stamattina corsetta leggera dopo una settimana abbondante di inattività – qualità dell’allenamento: appena sufficiente – poi pranzo e pomeriggio in relax.

Ma veniamo a noi: ciò che ho imparato in questa domenica.

Prima di tutto che non saremo mai un Paese competitivo e la responsabilità è nostra.
I festeggiamenti di ieri sera ne sono un esempio: trattare le dimissioni di Berlusconi come la vittoria ai Mondiali di calcio o la liberazione da una dittatura durata quasi un ventennio la dice lunga.
Capisco la soddisfazione, capisco e condivido l’essersi levati dalle palle una figura che ci ha reso dei bersagli di battute e prese in giro per tutto il mondo.
Però comprenderete che di alternative ce ne sono state nel corso di questi anni. Di varchi per buttarlo giù dalla torre d’avorio ne abbiamo avute – poche – ma ne abbiamo avute.

E le poche chance colte al volo non hanno portato ‘sti grandi miglioramenti.
Ora siamo punto e a capo. Di nuovo. E di nuovo dovremo ricominciare tutto dall’inizio con, guarda un pò, le stesse facce.

E’ stato bello festeggiare, ma a me sembra che qui, da festeggiare ci sia ben poco.

Alleggerendo gli argomenti, ho letto il primo numero de La Lettura, allegato settimanale del Corriere e devo dire che mi ha fatto una buona impressione.
L’ho trovato un gesto incoraggiante oltre che necessario. Ci vuole Cultura.
Ci vogliono dei pensieri a triplo spessore. Avverto la sete di informazione, di pensieri costruttivi, di saggezza.
Il Sapere deve tornare sulle nostre tavole, sulle nostre scrivanie, nei discorsi di tutti i giorni.

E’ l’unico modo per evadere dal torpore cerebrale nel quale siamo finiti.
C’è sempre una scelta e il primo passo, anche qui, parte da noi.
E’ troppo facile avercela con il Grande Fratello, Pomeriggio 5 e tutto il resto del baraccone televisivo.
Le alternative – anche se poche – ci sono e occorre cercarle. E poi esistono i libri, la rete, l’arte, la musica, la nostra immaginazione.
Tutto questo è nulla senza la curiosità.

In questa Domenica ho imparato ancora una volta quanto la curiosità sia necessaria, soprattutto ora.

Come ultimo aspetto, ho imparato a non dare pareri immediati sui film, quindi, per chi me li chiederà lo faccia prendendoli con le pinze.
Il mio parere in ambito cinematografico vive di umori, di sensazioni, di stati d’animo istantanei.
Suppongo capiti a tutti. Ho bisogno che sedimentino per un pò.
Mi è successo con This must be the place.
L’idea che mi ero fatto per il momento rimane intatta, ma non escludo che possa variare da qui al momento dell’uscita del DVD.
Mi è capitato oggi pomeriggio rivedendo il remake di Funny Games.
L’avevo giudicato con un misero sei e mezzo per motivi che anche ora comprendo perfettamente, ma che erano avventati.
E’ un film tremendamente violento, crudo e senza salvezza. Crudeltà spontanea, immotivata e quindi la peggiore su piazza.
Ma è Cinema puro, nella sua essenza.
Ho imparato anche di non dare delle uova a dei ragazzi vestiti copletamente di bianco, guanti compresi, ma di allontanarli subito a bastonate.

Una giornata proficua dopotutto.

 

La mia primavera della mente inizia a Novembre

Posted by – 9 novembre 2011

Arriva l’autunno.

Quello vero, non come oggi dove la temperatura esterna è pari a quella di una serra cambogiana.

L’autunno che intendo io è la stagione dove le piante diventano gialle, poi rosse, poi nude.

La stagione delle nebbie, delle piogge incessanti, delle serate dove i tramonti sono ancora pieni di calore.

Quella.

Ecco. L’autunno coincide con la mia personale primavera della mente.

Si risveglia la creatività, la voglia di fare cose – ma non di vedere gente, non esageriamo – di iniziare a rallentare il ritmo delle ansie.

Un rilassamento cerebrale nel quale tutto prende una forma molto più delineata: ogni cosa al posto giusto. Leggere, dipingere, scrivere, correre, cose varie ed eventuali.

L’estate corrisponde, per antitesi, al mio letargo. Un relax forte che non mi permette di fare nulla di veramente costruttivo. Idee con spigoli troppo acuminati per un avvicinamento costruttivo.

Lo so. Me ne sono fatto una ragione. Lo capisco e lo rispetto.

Appena tornato dalle vacanze d’Agosto, il primo pensiero chiaramente volge al riordinare gli impegni.

Non penso a quanto bene sono stato e a quanto triste sono ora per la fine di tutto. La nostalgia non mi appartiene.

Guardo sempre avanti, alle cose che devo fare, che voglio fare, conscio di quello che è stato che conservo gelosamente, ma che non rimpiango.

L’essere umano non è fatto per camminare all’indietro.

L’essere umano non è un gambero.

Arriviamo così a Settembre. La routine giornaliera detta il ritmo, gli impegni iniziano ad avere uno spazio definito nel calendario giornaliero e, lentamente, la voglia di fare altro subisce il naturale disgelo.

L’apice la raggiungo appena prima di Natale. Poi un piccolo blocco. Infine un nuovo balzo fino ad inizio estate.

Quindi se non vi rispondo al telefono, ai tweet, ai messaggi sapete il motivo.

Se volete farmi regali invece, rileggendo l’inizio del post, ora sapete anche cosa mi piace.

E il mio compleanno inizia a spuntare dal fondo della strada.

 

 

 

Arte – “All”, la grande retrospettiva di Maurizio Cattelan al Guggenheim di New York

Posted by – 4 novembre 2011

Maurizio Cattelan - (Ansa)

Maurizio Cattelan - (Ansa)

Cos’hanno in comune Hitler, il trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti d’America, Papa Wojtyla e New York?

La soluzione a un ipotetico, surreale indovinello è “All“, la retrospettiva di Maurizio Cattelan aperta al pubblico da oggi al Solomon R. Guggenheim della grande mela.

Fino al 22 gennaio sarà possibile osservare le 128 opere, lasciate penzolare nella spaziosa spirale del museo progettato negli anni ’40 da Frank Lloyd Wright.

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Egg + Bacon

Posted by – 27 ottobre 2011

Egg + Bacon - © VektorViktim

Egg + Bacon - © VektorViktim

L’amicizia non è nei dizionari

Posted by – 25 ottobre 2011

L’amicizia non la trovi nei dizionari.
Si manifesta nei posti più impensabili; attorno a un tavolo di bassa fattura, nel primo venerdì di vero freddo.

Prende forma tra le frasi lasciate cadere durante una qualsiasi conversazione che passa dal verosimile, allo scanzonato, fino a toccare il serio.

L’amicizia è il non doversi preoccupare che la persona di fronte possa fraintendere un tuo gesto, una tua parola, un tuo modo di dire.
Te ne accorgi quando tutto scivola perfettamente, quando non hai bisogno di ribadire dei concetti rodati e perfezionati negli anni.

Sei ciò che sei, nel bene e nel male.
E questo va bene così.

Va presa a piccole dosi l’amicizia.

Una frequentazione troppo assidua e il rischio è di rimanerci incastrati dentro. Come in una coperta molto accogliente, ma enorme, che ti inghiotte lentamente se non presti la giusta attenzione.

La potrei paragonare al film più bello, al libro più avvincente. Al profumo più confortante.
Ripetere con abitudine la fruizione, comporta necessariamente un’abitudine e, da questo punto in poi, la perdita di interesse.

Sono le piccole sfumature le prime a non venire più percepite.
L’amicizia ne è piena.

Come un enorme nuvola; imponente, fiera, candida.
Ma terribilmente fragile.

Riconosco l’amicizia quando la vedo, proprio perché la frequento meno spesso di quanto lei stessa vorrebbe.
Non la trascuro per cattiveria, ma per rispetto nei suoi confronti e per mantenere accesa la fiamma della curiosità.
Il piacere di andarla a trovare quando veramente ne sento il bisogno: darle il meglio per ottenere il meglio.

Questo a mio parere è il segreto per fuggire dalla routine, dal già detto, dal già fatto.

L’amicizia, secondo le leggi della retorica, non invecchia mai: si trasforma, si adatta con i protagonisti che la riempiono di esperienze.

L’amicizia non la si trova nel dizionario perché non ha una definizione.
Quello che ho appena scritto potrebbe essere l’inizio di una lunga storia.